Le recenti ricerche economiche sui cambiamenti dei modelli di consumo in Europa ed in Italia evidenziano un’evoluzione del comportamento dei consumatori : da un acquisto basato solo sulla ricerca del prezzo più basso ad un modo di acquisto più riflessivo, dove la qualità del prodotto e le tecniche impiegate per la produzione assumono un ruolo predominante nella scelta dell’acquirente. L’analisi economica osserva inoltre che, negli ultimi anni, il concetto di qualità del prodotto ha assunto caratteristiche diverse che non sono più riconducibili a parametri scientifici o codici quali DOC,DOP e similari, ma si esprime attraverso il contatto diretto con il mondo della produzione tramite un controllo e una conoscenza diretta delle metodologie di produzione. Tale esigenza si è tradotta in un nuovo modello di produzione e distribuzione in fase di sviluppo denominato “Short Supply Chain” o “circuito breve”. Le espressioni commerciali più sviluppate del sistema “filiera corta” sono i “Farmer’s Markets” definibili micro-punti commerciali in città in cui i contadini vendono direttamente al consumatore; a seguire c’è la formula “Pick Your Own”: spazio commerciale rurale in cui il consumatore fa la spesa direttamente nell’orto delle aziende agricole raccogliendo personalmente dal terreno il frutto che si intende acquistare per garantirsi un cibo sicuro, di qualità ma anche economicamente vantaggioso in quanto vengono eliminati i costi di raccolta, di trasporto e degli intermediari commerciali. Questi nuovi circuiti commerciali di economie locali hanno registrato dal 2001 una crescita del 48%. Il forte sviluppo delle filiere corte sta generando la necessità di ripensare i luoghi dello scambio contemporanei da una dimensione globale degli shopping mall ad una rete locale di produzione-distribuzione. Dietro tale mutamento dei “modi di consumo” si manifesta anche la nuova attenzione alla sostenibilità ambientale di un prodotto: è stato dimostrato che consumando prodotti locali e di stagione una famiglia può arrivare a tagliare fino a 1000 kg di anidride carbonica all’anno; Nasce pertanto l’espressione “Food Miles” che definisce l’impatto ambientale di un prodotto, attraverso un modello di calcolo che mette a sistema le modalità di produzione e di trasporto con le emissioni nocive immesse nell’ambiente. In Italia un’analoga attenzione alla sostenibilità ambientale dei cibi viene classificata dall’espressione “Km 0” che raggruppa la produzione locale senza impatto ambientale e dal resto dei prodotti. L’economia rurale locale oggi deve essere considerata non solo come sistema di produzione ma anche come nuovo sistema di distribuzione capillare locale. Risulta interessante la collocazione di una rete di produzione-distribuzione all’interno di aree periurbane che conservano ancora quelle tracce di ruralità per la possibile creazione di un sistema diretto di produzione-distribuzione ad una distanza accettabile per un consumo quotidiano dei prodotti agricoli.