giovedì 1 dicembre 2011

Dai Farmer Market ai GAS - i nuovi circuiti locali di distribuzione


Le recenti ricerche economiche sui cambiamenti dei modelli di consumo in Europa ed in Italia evidenziano un’evoluzione  del comportamento dei consumatori : da un acquisto basato solo sulla ricerca del prezzo più basso ad un modo di acquisto più riflessivo, dove la qualità del prodotto e le tecniche impiegate per la produzione assumono un ruolo predominante nella scelta dell’acquirente. L’analisi economica osserva inoltre che, negli ultimi anni, il concetto di qualità del prodotto ha assunto caratteristiche diverse che non sono più riconducibili a parametri scientifici o codici quali DOC,DOP e similari, ma si esprime attraverso il contatto diretto con il mondo della produzione tramite un controllo e una conoscenza diretta delle metodologie di produzione. Tale esigenza si è tradotta in un nuovo modello di produzione e distribuzione in fase di sviluppo denominato “Short Supply Chain” o “circuito breve”.  Le espressioni commerciali più sviluppate del sistema “filiera corta” sono i “Farmer’s Markets” definibili micro-punti commerciali in città in cui i contadini vendono direttamente al consumatore; a seguire c’è la formula “Pick Your Own”: spazio commerciale rurale in cui il consumatore fa la spesa direttamente nell’orto delle aziende agricole raccogliendo personalmente dal terreno il frutto che si intende acquistare per garantirsi un cibo sicuro, di qualità ma anche economicamente vantaggioso in quanto vengono eliminati i costi di raccolta, di trasporto e degli intermediari commerciali. Questi nuovi circuiti commerciali di economie locali hanno registrato dal 2001 una crescita del 48%.  Il forte sviluppo delle filiere corte sta generando la necessità di ripensare i luoghi dello scambio contemporanei da una dimensione globale degli shopping mall ad una rete locale di produzione-distribuzione. Dietro tale mutamento dei “modi di consumo” si manifesta anche la nuova attenzione alla sostenibilità ambientale di un prodotto: è stato dimostrato che consumando prodotti locali e di stagione una famiglia può arrivare a tagliare fino a 1000 kg di anidride carbonica all’anno; Nasce pertanto l’espressione “Food Miles” che definisce l’impatto ambientale di un prodotto, attraverso un modello di calcolo che mette a sistema le modalità di produzione e di trasporto con le emissioni nocive immesse nell’ambiente. In Italia un’analoga attenzione alla sostenibilità ambientale dei cibi viene classificata dall’espressione “Km 0” che raggruppa la produzione locale senza impatto ambientale e dal resto dei prodotti. L’economia rurale locale oggi deve essere considerata non solo come sistema di produzione ma anche come  nuovo sistema di distribuzione capillare locale. Risulta interessante la collocazione di una rete di produzione-distribuzione all’interno di aree periurbane che conservano ancora quelle tracce di ruralità per la possibile creazione di un sistema diretto di produzione-distribuzione ad una distanza accettabile per un consumo quotidiano dei prodotti agricoli.

Le aree lungofiume essendo collocate all’interno del tessuto urbano risulterebbero aree estremamente interessanti per la creazione di un sistema di filiera corta di tipo “agglomerato”  o meglio di un distretto agricolo di produzione-lavorazione-distribuzione.  Ad oggi la parola distretto è usata solo in ambito industriale e rappresenta una configurazione organizzativa ottimale che mette a sistema una pluralità di aziende localizzate in un’area circoscritta, tra le quali vi è collaborazione, possibilità di acquistare prodotti intermedi di altre imprese e condividere comuni attrezzature; applicando la stessa logica economica ad un sistema di aziende agricole specializzate sulla lavorazione e produzione di diversi prodotti agricoli e surrogati si genererebbe una nuova possibile strategia territoriale di commercializzazione di prodotti locali non identici a vantaggio di una maggiore varietà nelle tipologie di coltura.
Questo sistema di rete commerciale locale diffusa all’interno del parco fluviale agricolo risulterebbe essere di notevole importanza soprattutto per Francavilla al Mare in quanto il mercato della frutta e verdura ancora oggi non ha una collocazione propria ma viene allestito una sola volta a settimana sotto la pensilina della stazione ferroviaria. Sempre all’interno di tale ambito territoriale potrebbe svilupparsi il settore florovivaistico, dalla coltivazione alla commercializzazione del fiore, al fine di rafforzare la l’identità culturale della “Mostra del Fiore di Francavilla al Mare” attraverso l’uso di prodotti autoctoni e sostenibili per una cultura del “fiore a Km zero”.
Un altro aspetto economico non sottovalutabile per uno sviluppo ambientale compatibile con un  concetto di consumo etico riguarda la nascita e la crescita dei G.A.S. : Gruppi di Acquisto Solidali. Questa forma di commercio alternativo è nata circa 15 anni fa ed oggi coinvolge un numero di 100.000 persone  circa;i G.A.S. sono stati riconosciuti da un emendamento del 5 novembre 2007 e vengono definiti come “soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale”.  Attualmente oltre alle micro unità G.A.S. composte da almeno dieci famiglie sono in fase di sperimentazione i cosiddetti “Distretti di Economia Solidale” che rappresentano una nuova forma di organizzazione territoriale capace di attivare un processo politico e culturale che mira a rendere gradualmente “solidali” intere filiere di produzione, “laboratori pilota” locali in cui si sperimentano forme di collaborazione e di sinergia per un modello economico che pratica modalità opposte a quello dominante. L’attivazione dei D.E.S.  può quindi rappresentare per tutti i territori un’occasione importante in cui gli obbiettivi della rete delle economie solidali e quelle degli enti locali s’incontrano e si rafforzano reciprocamente nella sperimentazione e diffusione delle pratiche di sviluppo socio-economico autosostenibile. Possono far parte dei distretti:le imprese dell’economia solidale e le loro reti, i consumatori dei prodotti e servizi dell’economia solidale, i risparmiatori-finanziatori delle imprese e delle iniziative dell’economia solidale, i lavoratori dell’economia solidale, gli enti locali che intendono favorire sul proprio territorio la nascita e lo sviluppo di esperienze di economia solidale, le associazioni o i Centri di Ricerca che si occupano del tema. La creazione dei distretti presuppone che i valori dell’economia solidale orientino le attività del territorio e influiscano sulle politiche pubbliche guidandole verso scelte basate su nuovi indicatori di benessere: qualità territoriale e ambientale, qualità dei consumi e degli stili di vita,solidarietà e inclusione sociale, identità e integrazione multiculturale, partecipazione, ecc. L’attivazione di filiere locali basate sui principi dell’economia solidale e sostenibile potrebbe indirizzare le politiche pubbliche verso una nuova concezione dello sviluppo economico e sociale, attraverso la promozione di forme di azionariato sociale e di gestione partecipata del patrimonio ambientale e dei servizi, la costruzione di reti di microcredito legate a progetti locali, la promozione dell’agricoltura di qualità come attività capace di produrre beni collettivi; forme di produzione atte sia alla manutenzione e costruzione del paesaggio sia alla valorizzazione e conservazione della complessità ecologica; presidio del territorio, regimazione delle acque superficiali e salvaguardia dai dissesti idrogeologici.
La valenza sperimentale delle nuove forme di commercio presuppone pertanto anche la sperimentazione di  nuove forme di “marketing mix” che ben si differenziano dalla catena del valore distributivo di tipo globale. La metamorfosi culturale delle forme di scambio si traduce nella rivalutazione degli orti urbani spontanei e delle frange rurali di periferia che diventano i nuovi luoghi di convergenza dove poter sviluppare un nuovo sistema di commercio compatibile con una crescita sostenibile.




Laura Crognale.

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